"Occorre dare alla lettura la dignitĂ del vizio e non la pesantezza dell'obbligo"
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Articolo 21 della Costituzione Italiana: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.[...] Tutti? Nooo, non tutti. Questo è il paese dei pupazzetti e solo chi ha il potere può esternare liberamente il proprio pensiero!!! Infatti, io non posso!!!
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“ E’ un peccato non potere estendere la pena ai ladri di anime, oltre che di corpi. Detesto i collezionisti di furti sessuali, disposti a qualsiasi inganno pur di ottenere ciò che gli stupratori dei corpi ottengono con la violenza. Questi stupratori di anime vengono talora scambiati per seduttori, ma c’è qualcosa che li distingue, a parte l’identità apparente dell’oggetto del loro desiderio: ed è che non sono mai presi dalla preda, mai vinti dalla sconfitta della vittima…… Ora i ladri di anime sono certamente più immorali che i ladri di una mela (il frutto biblico prediletto in questo genere di metafore) ma nessuna legge li perseguita. L’intenzione, infatti, se non si trasforma in un reato, non è mai una colpa. Ed è questo il minuscolo abisso che supera i due codici, penale e morale”.
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Nei suoi romanzi Somoza ha saputo trattare generi letterari molto diversi, dal racconto di mistero all'erotismo, arrivando fino al thriller scientifico. Questo nonostante le convenzioni di genere siano per l'autore un mero strumento atto a sviluppare un gioco letterario intorno a temi come la filosofia o l'arte. La dama numero tredici è un romanzo che si colloca nel genere horror.
Un professore di letteratura, Salomon Rulfo, è vittima di un incubo quotidiano nel quale assiste a tre omicidi sanguinosi mentre una donna gli chiede disperatamente aiuto. L'uomo sente che il sogno è troppo vivo e quasi non si stupisce di scoprire che la donna in cerca di aiuto risulta veramente uccisa. Rulfo decide di recarsi di nascosto nella casa dove si è commesso il crimine per ripercorrere lo scenario del suo sogno e, da questo momento sembra di entrare in un'altra realtà. In essa, "il linguaggio umano non è inoffensivo", come assicurano le tradizioni esoteriche e alcune persone non patiscono semplici disgrazie bensì vivono intrappolate in una maledizione, in una "combinazione di parole poderose", dalla quale hanno tratto il loro potere le streghe, conosciute altresì come le dodici dame.
Sonoza scrive con gran potere di convinzione e riesce ad allontanare lìincredulità del lettore trascinandolo in una successione vertiginosa di acquerelli dalla scenografia sontuosa.
SR
Crash, di J.G. Ballard, è la storia del rapporto fra il protagonista-narratore e il dottor Vaughan e dell’ossessione di costui per l'attrice Elizabeth Taylor. Il desiderio sessuale e la violenza dello sguardo hanno un nuovo mezzo di trasporto, l'automobile. Ci sono corpi dappertutto, sesso e chassis, metallo e pelle. Fotografie, trasmissioni radiofoniche, cineprese, mostre di automobili: elementi che sono la manifestazione del nuovo contenuto dei nostri sogni a occhi aperti. In modo del tutto inquietante, i personaggi sembrano non avere alcun mondo interiore, almeno secondo le formule del romanzo tradizionale, dal momento che ogni eccesso è tradotto su pellicola, o nei fatti. I gesti di apparente intimità diventano ricerca di nuove ferite, le barriere vengono infrante e i disastri venerati. JS
II libro di Ballard, "il primo romanzo pornografico basato sulla tecnologia", rappresenta un’anomalia all’interno di un eccezionale corpus narrativo. Esso non contiene alcuna delle più esplicite catastrofi su scala mondiale della produzione precedente di Ballard, stavolta il collasso è qualcosa in cui tutti possiamo identificarci, perché è già successo dentro di noi.
In più, visto che il protagonista si chiama Jim Ballard, il romanzo infrange anche altre barriere e fa da ponte verso quelle che saranno le successive e ancor meno romanzate autobiografie dell'autore, in particolare La gentilezza delle donne, dove è possibile riconoscere alcuni personaggi di Crash.
Tuttavia, si tratta ancora del Ballard classico; le scioccanti analisi sono infallibili, le perversioni profondamente sane e personali. Fa paura ma tutto ha un senso. Non tutti apprezzano tali sentimenti. "L'autore di questo libro ha varcato i confini della cura psichiatrica," affermò un consulente editoriale. Questo commento involontariamente azzeccato porta con sé la domanda: dov'è diretto?
Continua ad imperversare la tendenza della faccia o della foto in copertina.... ...ma quante ce ne sono di facce in giro?? ..........
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Chissà....forse è comodo....forse costa meno....forse è la moda.....forse è una cosa molto molto brutta!
...ma non tutto col tempo migliora...molte cose riescono anche a peggiorare!
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È questo uno dei quattro romanzi scritti dall'autore intorno alla figura centrale di Benjamin Malaussène, la cui professione è apparentemente quella di addetto ai reclami di una casa editrice, mentre di fatto è quella, per nulla accattivante, di capro espiatorio. La periferia parigina è il teatro della vicenda, un mondo dunque sempre al limite fra la legalità ed il malaffare: proprio qui avviene l'omicidio del commissario di polizia Vanini, delitto seguito dall'entrata in coma di una donna di giovane età ridotta in fin di vita a suon di percosse e torture. Partono a spron battuto le indagini, mentre nel contempo si susseguono uno dopo l'altro misteriosi omicidi di donne anziane, tutte residenti nella zona. II sospettato numero uno è, ovviamente, Malaussène, che costituisce il filo attorno al quale sono legate tante piccole storie personali. Il caleidoscopio che ruota intorno al protagonista si colora di tutti i problemi concreti della vita quotidiana in una situazione critica come quella della banlieue, dalla diffusione della droga all'emarginazione delle persone anziane alle difficoltà drammatiche di inserimento degli extracomunitari, come la tribù maghrebina di amici e parenti del protagonista, oggetto di attacchi violenti di natura razzista. Proprio la massiccia invasione delle sostanze stupefacenti è il tema che emerge più degli altri, talmente drammatico da coinvolgere in prima persona non tanto i giovani, bensì le vecchiette ed i vecchietti del quartiere Belleville, a dimostrazione del totale sfondamento di ogni barriera da parte del crimine organizzato. cic
Mulisch è un autore prolifico e un esponente di rilievo della letteratura olandese moderna. Non foss'altro che per le sue dimensioni imponenti, La scoperta del cielo è un testo con cui fare i conti, anche perché L’argomento trattato è niente meno che il fallimento dell'alleanza tra Dio e l'uomo. Una delle premesse teoriche dell'opera è che il metodo scientifico sia un inganno luciferino, uno di quelli che hanno riscosso più successo tra gli esseri umani del nostro tempo. Era un regalo e mi pareva brutto frullarlo dalla finestra!!!! ES
Due uomini di straordinario talento, L’astronomo Max Delius e il linguista Onno Quiz, si incontrano per caso in una notte buia e fanno amicizia. In seguito durante un viaggio a Cuba, mettono congiuntamente incinta una violoncellista di nome Ada Bromo, che precedenza aveva avuto una relazione con ciascuno di loro separatamente. In seguito a un grave incidente la giovane muore, ma il bambino che portava grembo sopravvive e viene chiamato Quinten Quiz. La missione di Quinten è recuperare i Dieci Comandamenti per restituirli al mittente, a causa dell'incapacità degli uomini di seguire la volontà di Dio sulla Terra
Nel frattempo, Delius fa una fantastica scoperta astronomica, ma poi viene ucciso da un meteorite. Se trama può sembrare forzata, lo si deve all'intervento degli angeli o, più precisamente, di demiurghi che sono sulla Terra per far nascere un essere umano possa riscattare le bibliche Tavole della Legge.
La monumentale impresa narrativa di Mulish ha avuto risonanza internazionale e può essere considerata un esempio di mitopoiesi contemporanea.
Varcando i confini del giornalismo per avventurarsi con questo ambizioso volume nella scrittura narrativa,Tom Wolfe lancia un poderoso atto d'accusa contro le derive selvagge del capitalismo di Wall Street negli anni Ottanta. CC Letto in english...
Sherman McCoy, ricco e rampante agente obbligazionario che lavora per una prestigiosa azienda di New York, si trova coinvolto in un incidente stradale in cui la sua amante, Maria Ruskin, investe e ferisce a morte un giovanotto nero del South Bronx, Henry Lamb.
Il romanzo racconta il progressivo declino di Sherman e la vasta gamma di poteri che vogliono indurlo in disgrazia, fino al processo penale. Se è vero che alcuni personaggi raggiungono i propri obiettivi, sul piano morale non ci sono vincitori. Wolfe suggerisce cinicamente (e proprio qui emerge il suo orientamento politico di destra) che il sistema politico e quello legale della metropoli, con la connivenza dei mass media, alimentano le lotte di classe e gli scontri razziali, così ben descritte nel romanzo.
La postuma trasfigurazione di Lamb in laureando modello, ad esempio, è opera di un losco giornalista di sfrenate ambizioni, Peter Fallow, che ottiene fama, successo e addirittura il premio Pulitzer grazie alla copertura giornalistica che dà dell'incidente.
Si può pensare ciò che si vuole della visione politica di Wolfe, ma è difficile non ammirarne la prosa. Le descrizioni minuziose degli interni di Park Avenue, il labirinto del Bronx in cui Sherman si smarrisce in preda al panico, la parlata strascicata tipica del Sud di Maria e gli accenti appassionati dell'attivista di Harlem, reverendo Bacon, che si batte per i diritti dei neri costituiscono il sapore della varietà di New York, una metropoli che ribolle di ostilità etniche e di invidie interclassiste, travolta dal miraggio della ricchezza facile e veloce. 
Grazie a Pattybruce scopro un sito carino e interessante: BOOKSWEB tv
Ho preso questo libro sull'onda di alcune recensioni lette qua e là. Eppure ormai dovrei aver imparato che...le recensioni ed io...non andiamo d'accordo!!!
La storia inizia bene, insomma, discretamente. L'idea è buona ed infatti inizialmente mi piace. Poi a circa metà del libro, quando il mistero si va pian piano svelando ecco che affiorano le prime note stonate.
Stefano è un uomo separato che lavora per una casa editrice e vive solo in un appartamento in disordine senza curarsi troppo di quello che lo circonda. Un giorno si sveglia e come per incanto compare Sophie, magica creatura che parla francese ed ascolta musica classica. Sembrerebbe una cameriera, ricevuta in "dono" dalla ex moglie partita per una lunga crociera. Ma in realtà non è così.
Non voglio svelare il finale, ma in parte è per il finale che son rimasta delusa. Poco credibile, ma anche lontanissimo dai miei gusti.
Che peccato, per me non c'è cosa peggiore che aspettarsi una buona lettura e trovarsi a leggerne un'altra, per i miei gusti, molto deludente.![]()
Felicità: finché dietro a lei corri Herman Hesse Buon Compleanno
non sei maturo per essere felice,
pur se quanto è più caro tuo si dice.
Finché tu piangi un tuo bene perduto,
e hai mete, e inquieto t'agiti e pugnace,
tu non sai ancora che cos'è la pace.
Solo quando rinunci ad ogni cosa,
né più mete conosci né più brami,
né la felicità più a nome chiami,
allora al cuor non più l'onda affannosa
del tempo arriva, e l'anima tua posa.
Che ne direste di un pernottamento in un castello o una giornata wellness dedicata al vostro benessere? O magari un'avventura indimenticabile come un lancio con il paracadute, o la canoa, le immersioni, il quad o partecipare ad un rally. Con la nuova Smart Box è facile sorprendere i propri amici con un bel regalo su misura. Perché la Smart Box è un passepartout grazie al quale chi riceve il regalo può scegliere da sé la meta e l'attività preferita. In modo semplice, spontaneo e rapido – secondo l'ispirazione del momento. Io ho espresso il desiderio del pacchetto spa.... Però ce ne sono 7 diverse per tutti i gusti e per tutti i prezzi: Idea nuova, divertente, originale, diversa!!!
Ogni SMART BOX™ contiene un buono regalo e un libretto illustrato in cui potete scegliere 1 destinazione o 1 attività tra le 20 (o più) proposte presenti. La persona che riceve in dono la SMART BOX™ cerca l'offerta che più le interessa, fa direttamente la prenotazione presso il partner e poi paga sul posto con il buono regalo.
"Siete invasi dal desiderio di rigeneravi? Assaporate dunque una pausa all'insegna del naturale con questa Smartbox™. Dal tradizionale massaggio tailandese, al più desueto massaggio con pietre calde, passando per i trattamenti internazionali più noti, scegliete quello che fa per voi!"
Avventura, , Insolito Fuoriporta, Dimore di Charme, Soggiorno Gustoso, Adrenalina, e la più costosa Atmosfere d’Incanto...
Ho scoperto per caso questo piccolo libro, giorni prima delle recensioni che ne hanno parlato ultimamente. E per caso ho scoperto che l’autrice è la cugina di una nostra cara amica di famiglia. Questo ovviamente non ha nulla a vedere con il fatto che è un libro delizioso. Jacques Prévert "Non sono stato curato di Saint-Sulpice, né poliziotto ", diceva Prévert. Nel 1915 Jacques Prevert era in effetti commesso in un bazar della rue de Rennes a Parigi. Nel 1916 fece progressi: fu preso dai grandi magazzini Bon Marché come impiegato ausiliario, al salario di 7 franchi e 5o al giorno - anche se "senza vitto". Il Bon Marché era stato disegnato, per volontà del proprietario Aristide Boucicot, da Gustave Eiffel. Vigevano rigide regole di assunzione del personale. Nonostante la penuria di uomini dovuta alla guerra, un ispettore era incaricato di informarsi sugli aspiranti - nel caso di Prévert, aveva fatto buona impressione che vivesse ancora in famiglia, e nel quartiere, in rue du Vieux Colombier. L'ispettore era andato alla scuola di Prévert, l'istituto André Hamon della rue d'Assas, dove il direttore aveva dichiarato di ricordarsi bene del ragazzo, buon allievo, intelligente, serio; e sempre così attento alla salute della povera madre! Prévert aveva tutti i numeri per diventare in breve lasso di tempo assistente al caporeparto: la prospettiva gli fu fatta balenare dal suo superiore già dopo le prime settimane. Prévert, che all'occorrenza per guadagnare qualche soldo faceva il gigolo, si innamorava delle commesse. Una medemoiselle Maginot si faceva riaccompagnare a casa nel lontanissimo quartiere XVII. Lui la terrorizzava raccontandole di un collega del reparto orologeria, licenziato per i "costumi contro natura", che si era rumorosissimamente vendicato. Aveva caricato tutte le pendole e le sveglie alla stessa ora; il trillo era stato così formidabile che i clienti avevano pensato a un allarme, e c'era stato un fuggi fuggi spassosissimo. Fu mademoiselle Maginot a perderlo, nonostante Prévert praticasse un approvvigionamento personale dagli oggetti in vendita, semplicemente spostando le etichette; se li faceva addirittura consegnare a casa. Nell'agosto del 1916, un ispettore andò a trovare la Maginot, assente ingiustificata. Il padre corrucciato dichiarò che non avrebbe più mandato la figlia al lavoro, nel timore che subisse ancora l'influenza perniciosa del signor Prévert. Quando l'ispettore gli comunicò che era licenziato senza preavviso né motivazioni, Prévert andò a chiedere chiarimenti all'amministratore, Monsieur Devens - che gli ingiunse semplicemente di lasciare seduta stante il 106 della rue du Bac. Prévert tornò invece nel suo reparto, meditando anche lui una vendetta. Un sorvegliante fu allora incaricato di chiamare la polizia. Il giovane Prévert a quel punto si avviò, ma lentissimamente, sempre sollecitato dall'ispettore; quando l'agente si affacciò, lui stava abbandonando l'edificio. "Licenziato il 14 agosto 1916", è rimasto scritto nel rapporto: "ritardi e condotta insoddisfacente. 
Si tratta della trasposizione su carta di una trasmissione radiofonica (Alle 8 della sera) che purtroppo non ho avuto la fortuna di seguire.
Cosa facevano questi scrittori di cui si narra, quando non scrivevano?
Tutti, chi più chi meno, vivevano la scrittura come una vera e propria schiavitù, peggio, molto peggio del posto fisso o del lavoro duro, un’ossessione che spesso portava all’incubo del foglio bianco.
Gorkij, Claudel, Svevo, London, Colette, Kafka Eliot, Chandler, Orwell, questi solo alcuni dei 24 personaggi raccontati in maniera semplice e piacevole.
Lo consiglio….è molto carino.
Brutto tipo. Da non riprendere". Prévert aveva sedici anni; e non dimenticò mai quei primi sentimenti dell'adolescenza, di cui fece tesoro in poes tutta la vita.
Dal '17, Prévert visse "di espedienti". "Non ho fatto un po' tutti i mestieri, come si dice. Ne ho fatti il meno possibile. Nessuno durava. Durante l'adolescenza, non riuscivo a abituarmi. Alcuni mi piacevano un po' di più, erano quelli inconfessabili. Rubare è un mestiere, in tempo di guerra? La verità è che il termine delinquenza giovanile non era ancora stato inventato. Come per l’Immacolata Concezione, la verginità del mio casellario giudiziario resta per me ancora un mistero".
Leggendo la quarta di copertina mi ero detta "io questo libro non lo leggerò mai". E’ quello che mi dico ogni volta che mi trovo davanti a storie così drammatiche. Poi, su consiglio di qualcuno e su invito di qualcun altro, mi sono lasciata convincere. Non mi sbagliavo. Questo genere non fa proprio per me. Un’angoscia bestiale mi ha invaso dall’inizio alla fine. I due personaggi mi sono sembrati poco credibili. I loro disagi sfociati in patologie molto serie, galleggiano sullo sfondo di una storia che troppo velocemente porta il lettore attraverso trent’anni di disgrazie e storie cupe. Temi trattati, ma non affrontati, volano troppo in fretta nell’arco degli anni per poi terminare in maniera indefinita, lasciando solo angoscia, tristezza e negatività. Personaggi del genere, secondo me, non sarebbero potuti sopravvivere tanto a lungo.
La scrittura è fluida, si trasforma nell’arco del romanzo, quasi a seguire le età dei protagonisti, ma anche qui, non mi sono entusiasmata in maniera particolare. Forse pensando che è un’opera prima e che l’autore è molto giovane, posso apprezzare di più, ma non poi così tanto. Tutto questo entusiasmo, per quanto mi riguarda, si è spento dopo poche pagine e sono arrivata in fondo solo per avere un’idea ben chiara di ciò che molti considerano un capolavoro, mentre per me è solo un romanzo che mi ha lasciato dentro poco e niente e quel poco è triste, cupo e grigio e ora leggere un bel libro è la cosa che desidero di più!
Un’altra cosa mi lascia perplessa. Questa nuova abitudine di mettere in copertina fotografie di persone che non mi dicono nulla. Come per questo libro. L’autoritratto della ragazza (Mirjan) dei Paesi Bassi (dal titolo "foglie") sarà sicuramente un capolavoro artistico (le sue foto sono molto particolari e a tratti belle), ma non mi piace come copertina. Preferisco un disegno, o un paesaggio, o qualcosa che esprima un senso. Le facce, non mi dicono niente.
Deve essere una nuova moda perché ne vedo diverse in libreria.
Mi rendo conto che probabilmente ho dei gusti particolari, ed il giudizio su questo libro è molto personale, anche se trovo in accordo con me diversi amici e conoscenti. Per fortuna. Questo un po’ mi consola!
Il ponte sulla Drina racconta la storia turbolenta del famoso ponte antico di Mostar, chiamato anche Mehmed-Pasa Sokolovic. In questo romanzo l'autore descrive il periodo che va dalla costruzione del ponte, nel sedicesimo secolo, fino allo scoppio della Prima guerra mondiale, nel 1914, e alla completa disgregazione dell' impero austro-ungarico. "...quando gli angeli si accorsero che gli sventurati uomini non potevano superare i burroni per svolgere la loro attività....spiegarono le loro ali e la gente cominciò a passare su di esse".
A rigor di logica, Il ponte sulla Drina è più una cronaca che un romanzo, organizzato com'è in una serie di scene che descrivono la vita della popolazione della Bosnia e dell'Erzegovina e le sue trasformazioni nel corso dei secoli. L'efficace interpretazione delle dinamiche tra cristiani, musulmani ed ebrei della zona potrebbe far luce sul recente bagno di sangue bosniaco.
Superba opera scritta nel ricco dialetto locale, il romanzo è anche una storia della lingua. I cambiamenti sociali e culturali, provocati prima dall'impero ottomano, poi da quello austro-ungarico, si riflettono nel vocabolario, nei pensieri, nei corpi e negli atteggiamenti della popolazione. Durante tutto il libro, il ponte rappresenta un simbolo di continuità. La storia raccontata dal libro si conclude nel 1914, con la ritirata delle forze austro-ungariche, ma è noto che in seguito il ponte è stato testimone di nuovi conflitti. Forse ciò può rappresentare un incentivo per una più attenta lettura si Andric, nel cui romanzo il ponte rappresenta una metafora della possibile coesistenza tra le nazioni, oltre che teatro del flusso inarrestabile della storia.
IJ
Lavoro della maturità scritto un decennio buono dopo che Philip Marlowe era ormai diventato famoso, Il lungo addio merita di essere considerato il capolavoro di Chandler. Con il grande sonno, l’autore aveva cominciato ad inserire la ricercatezza letteraria della tradizione nel modello del giallo pulp, e anche Il lungo addio può essere considerato un importante testo di narrativa americana.
Dopo aver aiutato Terry Lennox a fuggire in Messico, il detective privato Philip Marlowe scopre di aver inconsapevolmente contribuito alla fuga di un assassino; inoltre, poiché Terry si è ammazzato, Marlowe è tormentato da uno sconcertante nodo di problemi irrisolti e responsabilità postume. Nei libri di Chandler spesso l'enigma è il pretesto per una riflessione sociale più ampia e questo aspetto è particolarmente vero qui: mentre Marlowe cerca delle risposte ed entra in contatto con il mondo corrotto ed agiato di Idle Valley, vengono alla luce gli intenti più satirici del romanzo. Lontano dai "quartieri poveri" del centro cittadino, l'autore può assecondare il lato più colto del suo protagonista ( i riferimenti a Flaubert non sono comuni nei gialli degli anni Cinquanta) e pertanto è giusto che l’iniziale premessa investigativa arretri sullo sfondo: nel mondo di Chandler, la soluzione di un crimine non può riportarci all’innocenza. Se oggi il giallo spesso tende a mire letterarie più alte e importanti lo deve proprio all’esempio laconico e impassibile di questo romanzo.
BT

































Buon Anno a tutti? Non lo so…forse si forse no! 
Buon Anno di sicuro alle persone che amo.
Buon Anno a chi mi ha dato tanto
Buon Anno a chi mi ha dato tutto
Buon Anno a chi per me è tanto
Buon Anno a chi per me è tutto
Buon Anno all’amicizia quella vera
Buon Anno a chi ancora crede e ancora spera
Buon Anno a chi non vedo più
Buon Anno a chi mi ha cancellato, segno che non ero importante come diceva (meglio così!).
Buon Anno a chi mi ha cambiato la vita, proprio quando ormai non ci credevo più.
Auguri!
"Quando nel mondo appare un vero genio, lo si riconosce dal fatto che tutti gli idioti fanno banda contro di lui". La citazione è di Jonathan Swift, e l'improbabile genio al centro di questo romanzo intelligente, comico e grottesco è il corpulento Ignatius J. Reilly, un uomo dall'appetito straordinario e dall'erudizione sconfinata.
Tutto intento a trascorrere le giornate nella propria stanza da letto abbuffandosi, facendo delle sfuriate e annotando le proprie meditazioni su una pila di quadernetti accatastati alla rinfusa, viene costretto - da una sfortunata serie di eventi - ad avventurarsi nel mondo del lavoro.
Ogni volta che cercherà di scendere a patti con gli orrori della vita moderna, il protagonista verrà risucchiato in una serie di malintesi e disavventure grottesche. Gravitano attorno a lui gli idioti, gli eccentrici abitanti dei bassifondi di una New Orleans splendidamente descritta. L'atmosfera decadente aggiunge un tocco di sordina alla comedia, e da dietro le quinte sorride la maschera carnevalesca della città e spunta un'inquietante analisi di ipocrisia e discriminazione.
Pubblicato postumo grazie alla tenacia della madre dell'autore morto suicida, questo è un romanzo eternamente divertente e dal ritmo spigliato, che si avvolge attorno a un mondo sconnesso in maniera del tutto unica e nel quale, secondo Ignatius J. Reilly, "gli dei del caos, della follia e del cattivo gusto", hanno preso il sopravvento sul genere umano.
TS
E' sempre difficile dire addio ad un cane con cui hai condiviso 12 anni di vita....
Si si...lo so è un cane....anche gli altri che ho avuto...erano cani....ma non importa...è difficile lo stesso.
Ciao
Descritto con noncuranza dall'autrice in una lettera alla madre come una "pentola a pressione", La campana di vetro e una delle descrizioni più famose di un esaurimento nervoso della letteratura
americana.
Pubblicato nel 1963 (nella prima edizione Sylvia Plath si colò sotto lo pseudonimo Vittoria Lucas), il romanzo offre un resoconto chiaramente autobiografico degli inni adolescenzialí dell'autrice.
II libro parla della vita di Esther, dal suo breve periodo come redattrice in una rivista per ragazzi al tentativo di suicidio fallito, e al primitivo servizio psichiatrico americano della metà del ventesimo secolo.
Acclamata inizialmente per la secca disapprovazione di sè e la cruda onestà, l'opera è stata in seguito letta come una feroce critica alle politiche sociali degli anni cinquanta.
L'autrice collega chiaramente la consapevolezza nascente di Esther della limitatezza dei ruoli femminili al suo senso di crescente isolamento e paranoia. La guarigione finale è dovuta alla sua capacità di accantonare le versioni dominanti di femminilità e i falsi modelli femminili che popolano il romanzo. I riferimenti all'atmosfera soffocante degli anni Cinquanta non sono limitati all'analisi dei ruoli sessuali. La frase iniziale:"Fu un'estate soffocante, l'estate in cui i Rosenberg morirono sulla sedia elettrica", colloca il romanzo durante gli anni del maccartismo e associa implicitamente le esperienze di Esther con le paranoie e i tradimenti che caratterizzarono quel decennio in america.NM